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Halobacterium salinarum

Archeo (dominio Archaea, classe Halobacteria)

Archeo estremamente alofilo, di forma bacillare, che vive in ambienti ipersalini e negli alimenti salati.

Come riconoscerla

Vista rapida

L’essenziale

Distribuzione
I dati documentati includono saline in Tunisia (Sfax), alimenti salati e pelle animale. Le fonti fornite non stabiliscono una distribuzione globale completa.
Habitat
Ambienti ipersalini: laghi salati, saline solari, sedimenti di saline, pelle animale e alimenti salati, come baccalà, salsicce e pancetta.
Attività
Utilizza la batteriorodopsina per generare energia in condizioni di scarsa ossigenazione; produce vescicole di gas per galleggiare verso la superficie.
Alimentazione
Ottiene energia principalmente dalla degradazione di amminoacidi, come arginina e aspartato. Non catabolizza direttamente il glucosio, ma svolge la gluconeogenesi.

Guida di osservazione

Che cosa osservare

  1. 01

    Cellule bacillari (a bastoncino) o sferiche, di dimensioni microscopiche.

  2. 02

    Colonie di colore rosa o rossastro, dovuto alla produzione di carotenoidi come la batterioruberina.

  3. 03

    Fluorescenza viola sotto la luce ultravioletta.

Un limite importante

Luce, età e angolo possono nascondere caratteri. Se l’identificazione riguarda consumo, gestione o conservazione, consulta fonti specialistiche.

Ecologia

Descrizione e caratteristiche

Halobacterium salinarum è un microrganismo archeo del dominio Archaea, appartenente alla classe Halobacteria. Nonostante il nome, non è un batterio. È estremamente alofilo e aerobio obbligato, ed è in grado di crescere in concentrazioni di sale molto elevate, fino alla saturazione.

La sua morfologia è caratterizzata da cellule singole di forma bacillare (a bastoncino), anche se sono state osservate forme sferiche. La membrana cellulare consiste in un doppio strato lipidico circondato da uno strato S. Per adattarsi allo stress osmotico dell’ambiente, accumula ioni di potassio mediante trasporti attivi e possiede proteine prevalentemente acide che evitano la precipitazione in soluzioni saline concentrate.

In condizioni di scarsa disponibilità di ossigeno, come avviene nelle saline densamente popolate, H. salinarum può utilizzare l’energia della luce tramite la batteriorodopsina, una proteina di membrana che agisce come pompa protonica alimentata dalla luce, consentendo la sintesi di ATP. Inoltre, produce carotenoidi, principalmente batterioruberina, che gli conferiscono un colore rosa o rossastro e lo proteggono dai danni causati dalla radiazione ultravioletta.

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